Le previsioni metereologiche non erano delle migliori e già dalla mattinata il cielo minacciava pioggia.
Era la fine di Dicembre ed un vento gelido era stato il protagonista assoluto di quegli ultimi giorni dell’anno, giorni che avevo deciso di dedicare solo ed esclusivamente ai tordi prima di tornare nuovamente ai miei amati colombacci.

La mattinata non era stata molto proficua anzi, tutt’altro, avevo deciso infatti di fare qualche chilometro in più con la speranza di mettere insieme ai bottacci qualche sassello ma si sa, “chi troppo vuole nulla stringe”! Infatti, nonostante le prime luci dell’alba mi avessero fatto ben sperare grazie al canto di qualche cesena ed al sibilo di un paio di sasselli, la mattinata si era conclusa con un nulla di fatto; mi ritrovavo cosi a metà mattinata con tanti chilometri sulle spalle, il mio panino ancora ben incartato nella tolfa ed una buona dose di freddo in corpo. Decisi quindi che sarei tornato verso casa. Sulla strada del ritorno pensavo che fare una bella camminata in montagna e godere di qualche cima innevata era sempre un bello spettacolo e che, l’aver rinunciato a qualche ora di sonno, alla fine era stata comunque una buona scelta. Tra i tanti pensieri tuttavia ce ne era uno che non riuscivo a togliere dalla testa ed era quello di andare a vedere in quali condizioni fosse un vecchio capanno che frequentavo da bambino con mio padre, una piazzola “storica”, ottima sia per lo spollo che per il rientro ai tordi. Avevo ancora il panino della mattina, cartucce a non finire visto che le occasioni mattutine erano state praticamente inesistenti, il mio ombrello ed ancora qualche energia… decisi senza tanti giri di parole di non tornare a casa ma di tirare dritto verso una nuova zona di caccia dove, tempo permettendo, avrei fatto il rientro ai tordi. Fatte le telefonate di rito per avvisare che non sarei tornato a casa per pranzo, arrivai sul posto molto presto, e fortunatamente, nessuno aveva avuto la mia stessa idea e tutto era rimasto tutto come una volta, capanno compreso. Guardando con più attenzione, mi accorsi tuttavia che c’erano i segni che indicavano la presenza recente di qualche collega distratto, qualche mozzicone di sigaretta e qualche bossolo qua e là infatti, erano l’emblema del fatto che qualcuno aveva frequentato il capanno nei giorni precedenti. Tra la sistemazione di una frasca e l’altra, era giunta l’ora di mangiare il mio panino e, una volta terminato, iniziai ad aspettare che i primi tordi si facessero vivi.
L’attesa era spesso vivacizzata dal rumore di qualche fucilata in lontananza e dai tuoni che accompagnavano le nuvole cariche d’acqua che, pian piano, si avvicinavano minacciosamente. Senza che me ne rendessi conto, arrivò l’ora in cui i primi tordi iniziarono a ritirarsi nella macchia alle mie spalle pur essendo relativamente presto. Chi ama cimentarsi nel rientro ai tordi ne conosce bene tempi e modalità; i primi tordi iniziano a rientrare ad altezze quasi proibitive per poi abbassarsi con il sopraggiungere dell’oscurità arrivando a sfiorare definitivamente le piante quando è buio diventando praticamente impossibili da vedere. Quel pomeriggio i tordi iniziarono a rientrare prima e ad altezze decisamente basse dandomi immediatamente la possibilità di fare qualche tiro; tutto questo accadeva mentre le prime gocce d’acqua iniziavano a comparire sulle canne del mio sovrapposto e facevano crescere in me l’idea che forse era preferibile rinunciare a qualche tordo piuttosto che rischiare di farsi un bel bagno di fine anno. Mentre decidevo se era meglio incamminarsi verso la macchina o rimanere per cercare di fare gli ultimi tiri, continuavano a rientrare i tordi, il tutto mentre aprivo l’ombrello cercando di fissarlo ad un ramo alla buona. Ogni tanto uscivo da quel modesto riparo ed andavo a raccogliere qualche tordo che riuscivo a prendere ma la pioggia diventava grandine ed il vento aumentava di intensità. Ci pensò il vento a convincermi definitivamente che dovevo andarmene da lì e tornare a casa; un’energica ed improvvisa folata infatti fece volare il mio ombrello in un fosso che si trovava nei pressi dell’appostamento ed a quel punto non avevo più neanche quel minimo riparo che l’ombrello mi aveva assicurato fino a quel momento. Recuperarlo in quelle condizioni era davvero impossibile, raccolsi quindi rapidamente tutto quello che avevo in terra ed andai di corsa verso macchina parcheggiata ad un centinaio di metri dall’appostamento maledicendo quella che ormai era una vera e propria sassaiola di ghiaccio! Salito in macchina mi accorsi di essere zuppo! Iniziai togliermi di dosso il primo strato di vestiti, sembrava fossi caduto dentro un torrente dall’acqua che avevo addosso! Asciugai il fucile nel miglior modo possibile e lo riposi nel fodero e, nel mettere i tordi nella tolfa togliendoli da dietro il gilet, mi accorsi con stupore che nonostante la pioggia mi ero difeso alla grande senza quasi rendermene conto! Accesi il motore e contestualmente l’aria calda, infreddolito attesi che il vetro si spannasse garantendomi quel minimo di visibilità per rimettermi in marcia verso casa.
Fu davvero un bel rientro, caratterizzato da molte occasioni tutte concentrate in poco meno di un’ora; si, nonostante la doccia gelata e la perdita del mio ombrello, fu proprio un bel rientro.