Il Migratorista è un sognatore, non bada ai numeri e vive di emozioni. La prima volta che ho scritto questa frase sul diario di scuola non avevo ancora la licenza ma le idee erano ben chiare: seguire mio padre nelle sue giornate ottobrine ad allodole e sognare.

Inutile negarlo: essere un migratorista significa vivere all’insegna della positività e, a volte, dell’utopia più totale. Almeno per me, è sempre stato così. Quante volte siamo partiti con la certezza che fosse “la giornata giusta”, per poi tornare a casa a mani vuote? O quante volte, al contrario, siamo usciti senza aspettative per poi rientrare con la cartuccera vuota? Indipendentemente dall’esito, non abbiamo mai perso la voglia di seguire il nostro istinto. Credo sia la storia di tutti noi: siamo diversi, ma tutti uguali. Consultiamo svariati siti meteo per poi fidarci sempre dello stesso; ripetiamo mantra come “meglio un pacco di cartucce in più che uno in meno” o “metto la terza sveglia, non si sa mai”. Fa tutto parte del gioco, compresa quella sana gelosia per i nostri posti segreti.
Il migratorista vive di sensazioni. Gli basta vedere una tortora sfrecciare su una stoppia per proiettarsi già a settembre; sente che “l’aria è cambiata” e attende freneticamente i primi arrivi; aspetta con ansia la chiamata dell’amico per farsi raccontare ogni singolo attimo di un’azione ben riuscita. Tuttavia, per chi ama la migratoria, il carniere non deve essere un’ossessione. Bisogna dare ai numeri il giusto peso: cogliere il lato positivo anche da una giornata storta è fondamentale.
Per questo, quando un’uscita non va come speravo, al rientro annoto tutto sul mio diario: temperatura, venti, periodo e ogni dettaglio che possa aiutarmi in futuro. Ho iniziato da bambino su fogli volanti; sono passato per il famoso ‘Taccuino di Campagna’ che regalavano con Diana Caccia (i più “vecchi” lo ricorderanno sicuramente) e oggi scrivo su quaderni che conservo gelosamente. Sono disordinato, lo ammetto, ma in quelle pagine c’è la mia esperienza. Pur non essendo una scienza esatta, rileggerle è sempre un piacere immenso.
Rileggendo quanto scritto negli anni, noto come tutto sia cambiato: la calligrafia, lo stile, l’organizzazione. Solo una cosa resta immobile, il mantra che apre ogni mio diario e ogni mia stagione: “Il migratorista è un sognatore…”