Passatempi Estivi

L’estate è sempre stata uno dei periodi dell’anno che non ho mai amato particolarmente. Sarà che non sono mai stato un amante del caldo, sarà che non passava mai, sarà che… insomma, non mi è mai piaciuta particolarmente, almeno fino a quando non ho preso la patente.

Nel periodo delle medie e delle superiori, quando arrivavano le vacanze estive, impegnavo il tempo dietro a mio nonno con delle full immersion di ruralità: legna, orto, polli, galline e conigli, trattore e via con il “su e giù” per lavorare i campi dietro casa. Semo della ditta Berardi! La mattina presto e la sera tardi: questa era una delle frasi che andava per la maggiore.

Tutto bello, tranne la fascia oraria 14:00 – 16:30, dove era previsto il pisolino pomeridiano che odiavo… fare i compiti? “Ma per carità!”

Come impegnare allora quelle due ore e mezza? Semplice! Facciamo qualcosa che potrà essere utile per la caccia! Non avendo molte alternative, la mia scelta ricadeva sempre sulla realizzazione di stampi, motorizzati e non.

Quanti stampi ho aperto e quante macchinine radiocomandate ho smontato! Ricordo che prendevo i motorini delle macchinine e li mettevo dentro gli stampi delle allodole o degli storni, poi facevo le “ali rotanti” utilizzando pezzi di plastica tagliati a misura e sopra ci incollavo le ali “vere” che avevo conservato sotto sale. Mamma mia, quanto tempo ci passavo!

Purtroppo non sono riuscito a conservare neanche uno di quegli stampi: col tempo le ali si sono consumate (onestamente non ricordo di averli buttati, magari risalteranno fuori prima o poi!)

Questi però si sono conservati! Gli stampi delle pavoncelle e delle cornacchie si sono mantenuti perfettamente, anche se nel corso del tempo ho dato loro due mani di vernice. Come li facevo? Semplice! Con dei bandoni di ferro che nonno non utilizzava!

Tagliavo faticosamente una porzione di bandone e con la mazzetta la battevo (per la gioia di chi faceva il pisolino…) fino a farla diventare piatta; a quel punto ci disegnavo sopra una sagoma e ne ritagliavo il contorno: una mano di colore e via, il gioco era fatto.

Oltre a questi, realizzai due stampi del merlo e due del tordo con la cartapesta, ricoperta poi con dei vecchi stracci fissati con dei chiodini. Qui, dopo aver realizzato la sagoma, arrivava il momento di applicarsi in storia dell’arte andando a dipingere il modello grezzo (😊)!

E per le allodole? Per le allodole realizzai il macaco motorizzato: un pezzo di bastone delle tende, il solito motorino della macchinina e un pezzo di polistirolo sul quale incollavo dei quadratini di carta dell’uovo di Pasqua. Un vero artista!

Lo so, vi starete chiedendo se questi aggeggi siano mai stati utili durante una giornata di caccia… eccovi serviti! Gli stampi dei tordi e dei merli per niente, usati una volta e via subito nel cassetto dei ricordi, totalmente inutili. Quelli delle cornacchie e delle pavoncelle, invece, hanno fatto la loro porca figura (quelli delle cornacchie li ho usati fino a qualche anno fa, poi anche io cedetti a BigHunter). Il macaco, invece, è quello che ci ha dato maggiori soddisfazioni, fino a quando non comprammo, sempre su BigHunter, la civetta motorizzata.

Insomma, questi “lavoretti” non hanno cambiato le sorti delle giornate di caccia, né di mio padre né delle mie, ma mi hanno sicuramente aiutato a far passare più velocemente quelle due ore nelle quali il mastro concedeva la pausa a suo nipote.

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