Il mio Spollo

Tra i tanti modi che esistono di cacciare il tordo, lo spollo è quello che amo di più. Quanti ne ho fatti? Quante soddisfazioni o quante alzatacce senza successo? Poco importa, le emozioni che ti regala uno spollo ti ripagano sempre… Ecco uno dei miei spolli…

“Ho preparato tutto, fucile, torcia, laccioli…le cartucce anche, meglio un pacco in più non si sa mai… Domani mattina me ne vado nella larga che costeggia il fosso, se arrivo con un pò di anticipo non dovrei trovarci nessuno, alle brutte ripiego più su. Zaino preso, scarponi preparati, porto un paio di cioccolatini, timbro il tesserino e vado al letto, tra poche ore suona la sveglia”. Eccolo finalmente! Un suono acuto mi toglie bruscamente dalle braccia di morfeo, è arrivata l’ora di alzarsi… una rapida sciacquata al viso e via in cucina a preparare il caffè.

Mentre aspetto impaziente che venga su mangio due biscotti e penso che sono già in ritardo e che troverò il posto prescelto occupato. Il profumo del caffè riempie la cucina “cazzo era ora!” ne mando giù un paio di sorsi, non c’è tempo di pensare a quanto sia bollente. Sciacquo la tazzina alla buona e via in bagno per passare dal pigiama ad abiti più idonei per una giornata di caccia. Mi vesto a tempo di record e mi avvicino alla porta, in pochi istanti i piedi passano dal caldo soffice delle ciabatte al freddo rigido degli scarponi; arraffo tutto ciò che serve e via, in venticinque minuti mi ritrovo seduto sul sedile gelato della mia Vitara.

Via si parte! Fa freddo ed è tutto gelato, la macchina singhiozza un pò, anche la strada luccica sotto una patina di ghiaccio… mi avvio piano piano, meglio far scaldare bene il motore. Il viaggio verso il posto che ho scelto è sempre una corsa contro il tempo e la frase “sono in ritardo” rimbomba sempre nella mia testa. Lascio la strada principale per prenderne una secondaria, bianca, qualche buca in più ma decisamente più corta. Una macchina fa capolino da dietro una curva e lentamente si avvicina, mi sorpassa e noto con piacere che non c’è un cacciatore alla guida…”che lavoro farà questo per andare in giro a quest’ora?”. Abbandono la strada bianca e comincia quella che mi condurrà nella zona di caccia. Arrivo dove parcheggio di solito, non c’è nessuno per fortuna! Avrei potuto parcheggiare più vicino ma preferisco non dare nell’occhio e fare qualche metro in più a piedi. Spengo il motore, gilet, zaino e fucile in spalla, chiudo la macchina e controllo per l’ultima volta se ho tirato il freno a mano, metto i guanti e via, mi incammino nel silenzio della macchia verso quello che sarà il mio posto per aspettare l’uscita di qualche tordo.

Passo dopo passo mi avvicino, avanzo nel silenzio, involontariamente spezzo qualche ramo caduto a terra e rompo il ghiaccio formatosi in una pozzanghera; alzo gli occhi, stupendo, il cielo visto quando tutto intorno non ci sono luci ha tutto un altro aspetto.Conosco lo stradello a memoria e potrei arrivare alla piazzola ad occhi chiusi… “eccomi, un’altra fila di piante e dopo questa ci siamo!”, manca poco e finalmente scoprirò se ho vinto la corsa contro il tempo. Ci sono, è arrivato il momento della verità, mano in tasca, accendo la torcia col timore che in lontananza possa arrivare una luminosa risposta

“Sono stato fortunato! Nessuno ha avuto la mia stessa idea, sono solo, il fortino è stato preso!!”. Poso lo zaino e tiro un sospiro di sollievo, fumo dalla bocca, l’orologio segna -3 e mi fa capire che per i prossimi quaranta minuti dovrò rimanere li, fermo, in attesa che albeggi. “Cazzo, e mo che faccio? Non ero in ritardo?” E’ sempre cosi, per paura di fare tardi esco di casa con largo anticipo e puntualmente arrivo sul posto prima di quanto possa pensare.

Vorrei prendere il telefono e vedere che aria tira sui social ma resisto, sia perchè il bagliore del telefono mi darebbe fastidio agli occhi sia perchè voglio godermi quel cielo in silenzio. Una stella cadente attraversa il cielo, sarà di buon auspicio? Lo spero. Un barbagianni mi passa in testa a bassa quota facendomi prendere uno spavento… “Maledetto!” Lo saluto cosi. La notte va schiarendosi e tra una previsione e l’altra è arrivato il momento di caricare il fucile. Apro il mio sovrapposto calibro 20, levo i salvapercussori e li metto nello zaino sempre al solito posto, non per scaramanzia ma per non perderli. Una rapida controllata alle canne, sono libere: tasca destra, prendo una dispersante piombo dodici e la metto in prima, tasca sinistra piombo dieci con contenitore in seconda… “Clock!”, fucile chiuso, sono pronto.

Prendo il chiocco e lo metto in bocca, è gelato ma in pochi istanti passa a temperatura, inizio il mio concerto in solitaria fino a quando il primo tordo sfreccia davanti a me palesandosi sul chiarore del cielo: Zip! Inizia cosi una mezz’ora carica di adrenalina, tiri di stoccata, fumate e padelle… “Eccolo! Inizia il mio spollo!”

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